UNO SGUARDO AL PRESENTE
La terra brucia, ahimè! Ed è l’ultimo lembo. Le fiamme sono partite da tempo e da lontano. La storia l’abbiamo fatta tutti noi ed ora si cercano i colpevoli. Non gli errori, ma le colpe. Perché è più facile ed evita lo scomodo esercizio dell’autocritica e permette di rimuovere le responsabilità. Il nostro è uno sport straordinario. Puoi vederlo giocare in ogni angolo d’Italia. Decine, migliaia di bambini, di giovani e di anziani, di ogni sesso, professione e rango sociale giocano e si sfidano. Questa è potenzialità. E’ come stare sopra ad un vulcano e tapparlo per paura che si liberi l’energia. La promozione non è reclutare 200.000 ragazzini nelle scuole per fare numero senza che poi possano giocare. La promozione è prendere iniziative per aumentare la possibilità di giocare il tennistavolo e poi organizzare l’attività in modo da coinvolgere i praticanti nella fidelizzazione del tennistavolo. Oggi l’attività ruota intorno a quella nazionale, obbligata sempre più ad allargare la platea degli iscritti (a discapito del vero confronto tecnico) cogliendo più le ragioni degli organizzatori che quelle degli organizzati. La maggior parte delle risorse è destinata (direttamente o indirettamente) alla nazionale. Ma ha senso presentarsi ancora agli “esami” all’estero per partecipare e fare esperienza dove non si è pronti quando da trent’anni questa esperienza non è servita a creare un tessuto connettivo con il territorio? Da tantissimi anni gli schemi di allenamento hanno preso il posto della tecnica ed è emersa una nuova categoria di esperti che sa tutto di fisiologia, meccanica anatomica, serie ritmiche ma che non ha la minima idea di come rimediare ad un dolore fisico modificando il gesto tecnico. Sembra che l’ingegneria abbia dimenticato di essere scienza applicata ed abbia tagliato i ponti con la ricerca di base.

IL PROFILO PSICOLOGICO DEL DIRIGENTE DI TENNISTAVOLO
Il giocatore di tennistavolo è un individualista non per cultura ma per DNA e la sua potenzialità di atleta si esprime pienamente nella solitudine, come nel tennis che è uno sport che presenta molte analogie. Guardate il grande tennis. Non vi siete meravigliati che il giocatore, nel momento della pausa, siede a bordo campo ed è solo?

I nostri atleti per indole sono molto simili. Perché questo accostamento? Significa che dobbiamo scegliere dirigenti che abbiano le caratteristiche della pluralità, della socializzazione, in altre parole che abbiano un pensiero globale. Abbiamo bisogno di dirigenti federali che pensino alle società come a cellule pulsanti di un corpo unico, che pensino che ogni cellula abbia un tecnico come propulsore. E pensino, costantemente, ad aiutare e valorizzare questi tecnici societari organizzando continuamente iniziative di formazione per farli crescere.

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