STORIA DEL "BODY" DI SABRINA MORETTI

Nel maggio del 1994, mentre guardavo una gara di atletica in TV, mi venne in mente di provare anch'io un body simile a quello di Carl Lewis. Detto, fatto: il giorno dopo andai subito a comprarne uno tutto nero a canottiera e pantaloncino.
Tra le risa e gli occhi sbigottiti dei miei compagni feci un allenamento entusiasmante; cosi' decisi di indossarlo nelle gare ufficiali. Entusiasmante perché? Perché avevo la possibilità' di fare i movimenti senza l'impedimento dei vestiti e così mi sono sentita completamente libera. Spesso infatti nel tennistavolo si colpisce la pallina vicino al corpo e gli indumenti, a volte bagnati di sudore, danno fastidio.
Nel giugno 1995, a Genova, in occasione dei Campionati Italiani, scesi in campo con un body rosso con le mezze maniche. Ma l’arbitro mi intimò l'alt: "Non può giocare vestita cosi' signorina, o si cambia o le do' partita persa".
Sorpresa della sua reazione indispettita mi cambiai e indossai una divisa da pallavolo; ma è stato peggio, mi hanno praticamente cacciata via dal campo da gioco. Eppure il regolamento non dice che non avrei potuto indossare il body o altro.
Dopo questa gara mi hanno "appiccicato" l’etichetta della Griffith del tennistavolo, bollandomi come una in cerca di protagonismo. A nessuno in Federazione è venuto in mente di chiedersi se ci fosse un motivo tecnico: forse, a causa del falso moralismo che si nasconde dietro un regolamento che impone maglietta, pantaloncini e/o gonnellino. Io credo che sia ora di svecchiare questo sport introducendo qualche innovazione, e perché no, proprio cominciando dall' abbigliamento. Se non vi siete ancora annoiati vi racconto la seconda parte della vicenda.
Martedì 1 agosto '95, uscirono più di 40 articoli su tutti i giornali italiani ed in seguito partecipai a diverse trasmissioni televisive su RAI 1, RAI 2 e RAI 3, Canale 5 e Italia 1. Dopo cosi' tanto clamore ricevetti, a settembre dello stesso anno, una lettera dal Presidente della Federazione Italiana Stefano Bosi, nella quale si diceva che egli stesso avrebbe curato la questione e che, come vice presidente dell'ETTU, avrebbe anche cercato di modificare il regolamento internazionale. Dopo sei mesi non avevo ancora ricevuto notizie di alcun genere né dal presidente né dalla Federazione.
Allora, insieme a mia madre che fa la sarta, studiai una soluzione che mi permettesse di giocare in body. Nell'aprile del '96, a Pescara, in occasione del top 12, indossai sopra il body un pantaloncino e una maglietta di seta trasparente cucitami da mia madre. Gli arbitri, un po' sorpresi e spiazzati allo stesso tempo, non reagirono e così potei giocare senza problemi. Incredibile vero? Ma non è finita qui.
La Federazione non considero' neanche l'evento, ed io decisi allora di farmi cucire dalla mamma una maglietta e un pantaloncino di rete ancora più' trasparente. Poiché vivo in una località' marina, le reti da pesca sono facili da trovare, ma non altrettanto da cucire. Difatti mia madre dovette cucire il tutto con un ago da pescatore. A giugno, in occasione dei Campionati Italiani di Napoli, mi presentai con questo completino..... gli arbitri si consultarono e lo definirono regolare, cosi' decisi di autocensurarmi giocando i primi dieci punti del primo incontro con un velo, come il chador delle donne islamiche, sempre realizzato con la rete da pesca. Ci fu molto clamore al Palasport e, con mia grande sorpresa, sia i giornalisti che i fotografi e i curiosi non aspettavano altro che vedermi scendere in campo. Infine, a Bolzano, in occasione degli Open d'Italia, ho giocato con il body e con dei calzoncini di rete, grazie anche ad un arbitro inglese. Così un altro passo in avanti è stato fatto. Sempre a Bolzano ho lanciato l'idea di togliere le righe bianche dal tavolo da gioco.
Certo, il fatto che sia l'opinione pubblica che la televisione e la stampa, con più di centoventi articoli, ne abbiano parlato e abbiano difeso la mia causa è già stato per me un grande successo. Ora mi chiedo perché la Federazione Italiana o altre Federazioni non si interessino alla causa per far si che il regolamento venga rivisto e ampliato. Molti potranno pensare che la mia è solo una forma di esibizionismo, siete liberi di farlo ma, quanti sport conoscete dove la donna è vestita come l'uomo? Pochi e tra questi c'é il tennistavolo. Che male c'è, dico io, nel sentirsi piu' femminili?
Ma come sempre per modificare le regole ci vuole tempo, si è troppo attaccati per abitudine e pregiudizi alle vecchie idee. Pensate come nell'arco dei trent'anni si sia modificato l'abbigliamento nel tennis, nell' atletica, nel nuoto e cosi' via. Ora credo che anche il tennistavolo abbia bisogno di cambiare. Certo che con i problemi che ci sono nel mondo, molti di voi potranno sorridere di fronte a questo articolo; penso pero' che le piccole battaglie come questa, in qualsiasi campo, contribuiscono a rendere l'uomo più forte.

 
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