LA GRANDE SVOLTA TECNICA E CULTURALE
Dopo questo periodo iniziale la parrochhia di San Martino ci chiude le porte. Forse per l’eccessiva pluralità. Sarà il periodo dell’esodo. Con un tavolo e una carretta a mano, i giovani pioneri cercano un nuovo territorio. Per un periodo verranno accolti nella casa della gioventù, al circolo ACLI, al circola la fenice, ecc. Poi con il ritorno di Padre Giuliano Grassi a san Martino, si ritorna e prosegue il progetto. Farà coprire il cortile della parrocchia. Nerio Ravini della JU RAPIDA, ci regala 3 tavoli JOOLA. Così ritorna la serenità e il sogno.

Nel 1968 ci sarà la grande riflessione. Nel 1958 a Dortmund nasce la racchetta sandwich. In Italia tarda ad arrivare. I vecchi giocatori, che sono i caposcuola, si rifiutano di adottarla e così ci sarà un ritardo nazionale. Negli anni '70 i tecnici della nazionale Ugo Luccio e Silvio Magni prendono coraggio. rinnovano la nazionale assoluta con giocatori della giovanile e incoraggiano l'utilizzo delle nuove gomme.
Si  inizia uno studio approfondito ad opera di Pettinelli. Verrà seguito ed aiutato dai giovani dirigenti Ubaldi, Ceresi e Simoncioni Luigi. Mentre per la parte squisitamente tecnica dai fratelli Rocchetti e Di Rosa.

Si studia la potenzialità della racchetta. Si raccolgono notizie di come giocano all’estero. Si studiano i fotogrammi pubblicati sulle riviste giapponesi. Si fanno voli di fantasia, però legati all’estetica del gesto. Il passaggio da un colpo all’altro è studiato come in una danza artistica. Ci deve essere continuità armonica. Il suono della pallina dà il ritmo. Si segue una logica musicale. E’ qualcosa che nasce dentro il giocatore. Ogni giocatore ha la sua musicalità. E’ il modo di essere. Non c’è ragione, è la musicalità che guida. L’allenatore, come un maestro di musica, aiuta, fornisce la cultura. Suggerisce e corregge la gestualità, liberandola da condizionamenti visivi e muscolari. Pettinelli agisce con istintività, con un bisogno interiore di distinguere fra bello e brutto. Fra buono e cattivo. In simbiosi con l’allievo e il giocatore.
Solo in un secondo momento nasce la riflessione. Si cercano le ragioni della necessità. Poi tutto diventa spiegabile anche attraverso le leggi fisiche.

LA PREPARAZIONE PSICOFISICA
Poi si passa alla preparazione del fisico. I giocatori sono diversi in agilità, muscolatura, temperamento, attitudini, istintività, ecc. La cultura del professore di educazione fisica è arretrata. Si risente nella preparazione degli insegnanti, con i soli 3 anni di preparazione, i metodi del ventennio fascista. Tutto muscoli senza la partecipazione della mente. Nelle scuole dell’obbligo prevale la cultura dei bastoni di ferro. Esercizi che servono, più che altro, per non far pensare. Solo  fatica e l’obbedienza ceca.

Di Rosa ha il compito di far uscire dal ghetto e dall’oscurantismo culturale. Si studiano nuove metodologie e personalizzazioni della preparazione fisica. Si chiede la collaborazione ad esperti di psicologia. Uno di questi, in seguito, avrà un incarico per gli atleti della nazionale residenti presso il Centro Federale di Fiuggi (a Fiuggi risulterà esserci una carenza di affettività e una costante sensazione di isolamento per l’assenza del calore familiare).

CENTRO FEDERALE DI FIUGGI
Quando gli atleti senigalliesi entrano nella nazionale, si notano subito le carenze culturali. Adulti, giovani, ragazze, atleti di età e sviluppo fisico differente eseguono esercizi fisici e corse, tutti con la stessa intensità e tempo. Per i più giovani sarà un vero e proprio calvario. Per fortuna dal 1998 le università hanno istituito un vero corso di laurea di 5 anni, come tutte le Facoltà di Dottorato.

 

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